Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2012-2013




Master Internazionale in Architettura del Paesaggio




Ciclo di conferenze Il punto sul Paesaggio




Alternative Milano




Laboratorio Il progetto dello spazio pubblico




Workshop Bart Brands. Paesaggi della produzione oggi




Visita guidata Il Novecento a Milano




Workshop Roger Narboni. Luci nel paesaggio




Viaggio culturale. Dublino. Territori in sospeso




Workshop Jean-Michel Landecy. Milano 2014: l'osservatorio dei territori #2




Seminario internazionale Rifare Paesaggi




Laboratorio Il progetto dei sistemi d'acqua




Workshop Victor Ténez Ybern. Vulnerabilità dei territori: valutazione e progetti




Workshop Michael van Gessel. Paesaggi della ricostruzione. Dalle calamità naturali ai disastri ambientali




Workshop Anna Zahonero Xifré. Reti ecologiche. Progettare con la biodiversità in ambito metropolitano


















Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa 2012-2013

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archivio concorsi

Il Ministero per i Beni e le Attivit
Anche grazie ai significativi risultati della precedente edizione del Premio (2010-2011), che ha visto l’Italia vincitrice del Premio europeo con il progetto “Carbonia Landscape Machine”, è stato riconosciuto, a livello internazionale, l’impegno del nostro Paese per l’affermazione e divulgazione dei contenuti della Convenzione Europea del Paesaggio con una rinnovata attenzione nei confronti del paesaggio come patrimonio culturale ed identitario, determinante per lo sviluppo sostenibile delle comunità locali, frutto di scelte democraticamente condivise per la tutela, la promozione e diffusione dei valori paesaggistici. Tale ruolo è stato anche sottolineato dalle numerose iniziative promosse in relazione al Premio, tra cui l’organizzazione a Carbonia nel giugno 2012 dell’XI Meeting del Consiglio d’Europa per l’implementazione della Convenzione Europea del Paesaggio, che ha visto confrontarsi tutti gli Stati europei partecipanti al Premio e di recente l’esposizione della mostra Laboratorio Italia nell’ambito delle attività del MiBAC collegate alla 13° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
Giunto alla sua terza edizione, il Premio del Paesaggio diventa, ancora una volta, importante occasione per l’individuazione e la promozione di progetti, piani o programmi con significative caratteristiche di esemplarità, rappresentativi di evidenti politiche sostenibili con il territorio di appartenenza, che costituiscano modelli riproponibili di buone pratiche con il coinvolgimento della popolazione nelle diverse fasi decisionali. Gli interventi che si proporranno per la candidatura italiana al Premio, saranno sottoposti ad una valutazione attraverso una procedura, aperta e pubblicizzata in tutte le sue fasi, con l’intenzione di far sì che essa stessa possa costituire una positiva azione promozionale della Convenzione e dei suoi principi.

Come previsto dal Regolamento del Consiglio d’Europa, la partecipazione al Premio del Paesaggio è aperta esclusivamente alle collettività locali, alle regionali, ai loro raggruppamenti, nonché alle associazioni non governative che abbiano realizzato interventi, piani e programmi secondo i principi della Convenzione Europea del Paesaggio in cui possano essere chiaramente evincibili caratteristiche qualitative riconducibili ai quattro criteri prefissati dal Consiglio d’Europa per l’attribuzione del Premio: sostenibilità, esemplarità, partecipazione e sensibilizzazione. Essi, inoltre dovranno essere rappresentativi del legame identitario che le comunità locali percepiscono con il territorio in cui vivono. Tale legame può essere non solo di carattere storicizzato, ma anche conseguente a recenti scelte urbanistiche e territoriali o alla presenza di nuove realtà costituite da collettività con culture e religioni di altri Paesi. Per partecipare alla selezione è necessario procedere alla compilazione del formulario on line e alla spedizione postale (punto 2 della Procedura di Selezione) dei materiali richiesti, a mezzo Posta Raccomandata (preferibilmente Raccomandata 1) A.R. entro il 31 DICEMBRE 2012.
http://www.premiopaesaggio.it










Master internazionale in Architettura del Paesaggio

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archivio seminari

Master
Milano, 2013-2014


ACMA Centro Italiano di Architettura organizza a Milano il programma di Master e Formazione Continua in Architettura del Paesaggio realizzato a partire dal 1983 a Barcellona dall’Universitat Politécnica de Catalunya, tra i più riconosciuti e autorevoli programmi formativi europei del settore. Il titolo è riconosciuto dalla EFLA. La finalità del master consiste nel raggiungere la formazione standard europea per architetti del paesaggio secondo i parametri formativi indicati dall’associazione al fine di omologare e certificare le attività professionali del settore nell’ambito UE. Il master di secondo livello intende sviluppare una capacità di lettura trasversale alle diverse discipline (dalla fotografia alle scienze ambientali, dalla pianificazione all'ingegneria) dei fenomeni presenti sul territorio e di intervento a tutte le scale anche attraverso l’impiego di modalità, tecniche e materiali innovativi, seguendo le direttive europee riferite direttamente o indirettamente all’ambiente e al paesaggio.
I programmi del master e dei corsi post-laurea della UPC/ACMA presentano i requisiti per l’ottenimento di borse di studio a copertura totale messe a disposizione da fondazioni, enti e istituzioni pubbliche (Province, Regioni) anche a carattere internazionale.

(maggiori informazioni]

http://www.masterpaesaggio.it










Ciclo di conferenze Il punto sul Paesaggio

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archivio convegni

Milano 2014


Il paesaggio risulta sempre più essere tema d'attualità. Non solo perché la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta oltre dieci anni fa a Firenze ha innescato nel nostro Paese una serie di norme di tutela e valorizzazione da parte degli enti pubblici ma perché ha costretto le università e gli ordini professionali a programmare nuove figure, a rivedere la cultura progettuale. Eppure la cultura stessa di un paese che enumera una invidiata densità di beni culturali nel territorio e una lunga storia di normative a loro tutela risulta paralizzata, pietrificata, di fronte alla sfida della modernità, alla proposta dello sviluppo e della relativa infrastrutturazione del territorio che gli attuali processi di globalizzazione impongono. L’iniziativa comprende una serie di incontri aperti al pubblico con alcuni paesaggisti, docenti del Master in Architettura del Paesaggio UPC-ACMA, interpreti delle principali esperienze internazionali: momento di scambio e confronto su tematiche sempre più attuali, non solo per tecnici e professionisti del settore ma anche per la crescita di una consapevolezza diffusa nella società che necessariamente condivide il patrimonio comune del paesaggio.










Alternative Milano

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archivio convegni

Dibattiti
Milano 2014


Milano vive un momento di scelte decisive per la costruzione della sua futura immagine. I grandi lavori innescati dai gruppi immobiliari stanno cambiando rapidamente la fisionomia di intere parti della città il cui skyline appare sempre più connotato da grattacieli dalle forme più svariate e originali. Ma l’insieme degli interventi sembra il risultato di valutazioni immobiliari slegate e in sé concluse, piuttosto che di un ridisegno urbanistico complessivo ed articolato. Eppure esistono ancora ampi spazi per la caratterizzazione dei nuovi luoghi della città futura. Dalla soluzione delle emergenze ambientali al disegno delle nuove infrastrutture, dalla creazione della rete delle piste ciclabili alla valorizzazione dello straordinario patrimonio del Parco Agricolo Sud, dal disegno degli spazi pubblici dei quartieri residenziali di nuova realizzazione alla creazione di nuovi parchi urbani e alla scommessa della Expo: protagonisti delle più rilevanti esperienze internazionali, esperti e tecnici, giovani paesaggisti e rappresentanti delle istituzioni locali discuteranno su proposte e ed elaborazioni progettuali concrete al fine di coinvolgere la cittadinanza sulle scelte per il futuro migliore della città di Milano.










Laboratorio Il progetto dello spazio pubblico

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archivio seminari

Laboratorio di progettazione
Milano, marzo-giugno 2014


Lavorare sullo spazio pubblico rappresenta oggigiorno sfida e motivo di riflessione progettuale. Infatti, mentre da un lato la società vive con drammaticità la perdita dell’appartenenza a valori collettivi e condivisi del concetto di “pubblico”, dall’altro l’estensione indeterminata del senso di urbanità anche alla campagna piuttosto che in ambiti naturalistici, riscontrabile in architettura nell’impiego diffuso di modelli tipologici e materiali uniformi prodotti dall’industria del semilavorato, è in grado di omogeneizzare lo spazio, di ridurre le differenze, di svilire il contesto.
nuovi luoghi del consumo di beni e di esperienze hanno sostituito i mercati municipali e i giardini pubblici, le grandi infrastrutture del trasporto le strade e i viali alberati, le piazze telematiche hanno preso il posto delle piazze urbane… I modelli tradizionali cui era legato lo spazio pubblico vivono oggi una crisi di identità dovuta alla loro stessa natura; crisi cui i progettisti sono chiamati a porre rimedio attraverso la ricostruzione del senso a partire dalle qualità intrinseche del luogo.










Bart Brands. Paesaggi della produzione oggi

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archivio seminari

Workshop di progettazione
Milano, 26-30 marzo 2014


Le ragioni della globalizzazione hanno preso il sopravvento sul mondo della cultura tecnica materiale locale: è evidente attraversando i paesaggi europei, le cui diversificazioni e complessità, dovute alla loro natura storica e geografica, si stanno progressivamente riducendo. Le aree che non trovano un proprio posto nell’economia globale, e di conseguenza si specializzano, si abbandonano. Infatti se si escludono le grandi conurbazioni metropolitane dense di servizi, infrastrutture e attrezzature, vediamo confrontarsi due paesaggi, due facce appartenenti però alla stessa medaglia: il mondo dell’iperproduzione. Tale fenomeno ha portato negli ultimi decenni all’estremizzazione delle tecniche e dei processi produttivi intensivi sia nel ciclo dell’alimentazione, sia in quello degli altri beni di consumo. Ne risulta un territorio stressato, asservito a logiche di massimo sfruttamento delle risorse naturali e sociali che poco hanno a che vedere con gli interessi e la vita delle collettività locali. Mentre si cerca un destino per le “zone industriali urbane” di ieri e si immagina una proposta progettuale per i luoghi del “lavoro che verrà”, si abbandonano nelle campagne desertificate i residui di ciò che ha reso possibili i processi produttivi di oggi.










Il Novecento a Milano

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archivio visite

Visita guidata
Milano, 13 aprile 2014


In occasione delle giornate del Salone del Mobile che si terrà a Milano nel mese di aprile 2014 il Centro di Architettura ACMA organizza una visita guidata alle principali opere realizzate a Milano dagli anni ’20 al dopoguerra. La visita partirà dalla Stazione Centrale seguendo un itinerario che comprende il Grattacielo Pirelli, la Ca’ brutta di Muzio e la Montecatini di Giò Ponti, la Torre Velasca di BBPR e la Casa Rustici di Terragni. Rientrano nel programma opere di: Figini e Pollini, Caccia Dominioni, Asnago e Vender, Gardella, De Finetti, Bottoni, ecc. L’iniziativa si presenta come un valido approccio a una delle città che hanno maggiormente favorito lo sviluppo dell’architettura moderna in Italia.










Roger Narboni. Luci nel paesaggio. Il progetto di illuminazione di parchi e spazi pubblici

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archivio seminari

Workshop di progettazione
Milano, 7-11 maggio 2014


È noto che la percezione del luogo cambia nell’arco della giornata e delle stagioni. Se si osserva con la dovuta attenzione, il paesaggio non appare mai lo stesso; soprattutto a causa degli agenti climatici e delle variazioni delle condizioni di luce, la quale rivela spesso dettagli inattesi, elementi specifici della realtà non immediatamente visibili. L’impiego indiscriminato dell’illuminazione elettrica tende a omologare le differenze, dando luogo a un vero e proprio inquinamento visivo che snatura centri storici e paesaggi, con eccessi di luce e presenza diffusa di corpi illuminanti estranei al contesto e dal design più fantasioso. La nuova generazione di tecnologie illuminotecniche indirizza la recente ricerca progettuale verso campi inesplorati di sperimentazione spaziale in cui coniugare l’esigenza di visibilità e sicurezza alla libera fruizione notturna di parchi e giardini, alla efficienza energetica e al rispetto per l’ambiente. È possibile progettare l’illuminazione dei siti a partire dalla loro stessa natura, assegnando valore alle qualità specifiche e alle variazioni della luce e dell’oscurità. Lampade a led, corpi luminescenti e interattivi, installazioni site-specific tendono a creare vere e proprie esperienze percettive, a reinventare il luogo, avvicinando il light design alle esperienze più avanzate di arte ambientale.










Dublino. Territori in sospeso

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archivio viaggi

Viaggio culturale
Dublino, 21-25 maggio 2014


L'accelerazione temporale dell'ultimo ventennio ha innescato vistosi processi urbanistici nel sopore storico della Dublino costruita: da un lato l'ambizione per una città di rappresentanza dell'economia ruggente (i Docklands di vetro, la Grand Canal Square con Libeskind, Martha Schwartz e M.Aires Mateus, il CDD di Kevin Roche), dall'altro l'intensificazione o la fondazione di ulteriori fiduciose propaggini residenziali (Adamstown, Park West). Lo scenario post-crisi, nel lasciare vuoti i nuovi contenitori talvolta nemmeno ultimati, ha sottolineato al contrario il valore degli interventi di ricucitura : la rigenerazione dei quartieri (Ballymun, Smithfield), le infrastrutture per la mobilità urbana (Luas), la riqualificazione dei vuoti esistenti (Poppintree Park), la rielaborazione in chiave continentale dello spazio pubblico interstiziale (O'Connell Street Lanscape, Liffey Boardwalk) che va a mediare la scala dei macro parchi storici. In questo scenario di futuro accennato e di funzioni in sospeso si sta riconfigurando l'identità della capitale contemporanea che ora mette in gioco nuove forme di trasformazione basate sulla mobilitazione attiva e la partecipazione collettiva










Jean-Michel Landecy. Milano 2014: l'osservatorio dei territori #2

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archivio seminari

Workshop di fotografia
Milano, 4-8 giugno 2014


Per rappresentare la dimensione effettiva dei territori abitati e dilatati, che le fotografie satellitari mostrano come nebulose senza limiti, le carte topografiche non sono più esaurienti. Queste riconoscono la condizione urbana solo in presenza della continuità edilizia. Nello spazio dei territori in trasformazione, la fotografia si impone come uno strumento di analisi che si iscrive dentro lo spazio dell’architettura e del territorio urbano con una chiarezza e una istantaneità notevoli, integrando le nozioni di utilizzo e di percezione. Al contrario dell’idea diffusa secondo la quale l’attuale inflazione di immagini le priva di contenuto e le banalizza, la creazione fotografica sviluppa dei nuovi modi di vedere, di rappresentare e di comprendere queste trasformazioni. Descrivere, analizzare e istruire rappresentano le tre funzioni necessarie al rinnovamento del nostro sguardo sul territorio contemporaneo, divenendo lo strumento analitico di ciascun contesto, al fine di analizzarne e orientarne lo sviluppo. Costituire attraverso l’Osservatorio una visione panoramica delle trasformazioni che modificano l’ambiente naturale e costruito significa rivelare la sua identità nella sua molteplicità ma anche orientare il suo cambiamento.
A tre anni di distanza dalla prima esperienza realizzata a Milano, l’Osservatorio permetterà una nuova lettura del territorio, della sua evoluzione, delle sue contraddizioni, della sua identità formale e visiva, della sua nuova “condizione urbana”.










Rifare Paesaggi. Expo Lisbona, verso la ricucitura urbana

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archivio seminari

Seminario internazionale di progettazione
Lisbona, 22-31 luglio 2014


Rimangono ancora alcune questioni in sospeso per completare il progetto della antica Expo di Lisbona: la sua ricucitura con i quartieri urbani circostanti e la loro connessione con il centro città. Con i suoi 330 ettari di estensione, di cui un terzo dedicato a parco, lungo 5 chilometri di costa, il Parque das Naçoes rappresenta oggi una realtà urbana densamente abitata e ricca di servizi e attrezzature, uno dei centri privilegiati per la localizzazione di attività avanzate, culturali e per il tempo libero: un patrimonio per l’intera area metropolitana. Ma l’effetto indotto di una tale presenza non ha purtroppo apportato tuttora benefici ai degradati quartieri circostanti di Chelas, Olivais, Moscavide e Encarnaçao, sorti nell’epoca dell’industrializzazione a ridosso del recinto dell’antico polo produttivo sui cui terreni bonificati venne realizzata la Expo nel 1998. A distanza di quasi vent’anni dalla concezione del progetto per l’evento che ha cambiato il volto della capitale portoghese, il Municipio di Lisbona si è ripromesso di inserire nell’agenda delle azioni prioritarie delle politiche urbane una delle argomentazioni implicite che hanno sostenuto la sua realizzazione










La cura del territorio: "Paesaggio come bene comune". Laboratorio Il progetto dei sistemi d'acqua

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archivio seminari

Laboratorio di progettazione
Milano, settembre-ottobre 2014


La cura del territorio non è uno slogan ma una necessità. Tutela, salvaguardia, manutenzione vengono spesso vissute con insofferenza dalle comunità locali in quanto fattori di eccessivo vincolo rispetto alle loro attese economiche. Tuttavia le stesse comunità sembrano oggigiorno disorientate nella scelta del modello di sviluppo applicabile rispetto alle effettive risorse presenti, aprendo così un conflitto insanabile con l’ambiente e spesso chiudendo prospettive future a possibili nuove forme economiche. Turismo di massa, attività produttive ed estrattive, agricoltura intensiva: in fondo attività attratte dal facile profitto, sorgono e si diffondono nei territori trasformandoli in terreni di conquista, creando spesso marginalità, abbandono e degrado dei sistemi che ne hanno retto lo sviluppo precedente, rendendone instabile l’attuale assetto. Ciò mette alla prova inoltre il sistema istituzionale delle collettività locali che appare tanto più fragile se in assenza di un progetto politico condiviso e basato sulla consapevolezza del paesaggio come “bene comune” e del suo possibile impiego in attività sostenibili per l’ambiente i cui benefici possano essere equamente distribuiti










Victor Ténez Ybern. Vulnerabilità dei territori: valutazione e progetti

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Workshop di progettazione
Milano, 10-14 settembre 2014


Il nuovo paradigma economico, i cui riflessi più evidenti consistono nell’abbandono delle campagne e nel consumo di suolo a fini abitativi o produttivi, compromette la sicurezza del territorio e delle collettività locali che esso ospita. Le condizioni di collasso in cui vivono normalmente ambiti fortemente antropizzati e storicamente strutturati, come quelli presenti nella nostra penisola, sono messe sempre più spesso drammaticamente a repentaglio da eventi metereologici eccezionali. Le ragioni sono spesso molteplici e non sempre riconducibili al cambiamento climatico o alle scelte urbanistiche incaute, agli errori di valutazione tecnica che potrebbero essere alla base di tali sinistri. Di fronte a pratiche di degrado dei sistemi che hanno retto l’artificializzazione del territorio e alla sua messa in produzione ai fini agricoli e forestali, i piani di salvaguardia e i vincoli idrogeologici risultano dei semplici lenitivi. Valutare la vulnerabilità dei territori predisponendo interventi preventivi e creando regole di manutenzione facilmente applicabili anche in caso di progetti limitati e puntuali significa investire sul paesaggio oggi per evitare i costi, anche economici, di domani.










Michael Van Gessel. Paesaggi della ricostruzione. Dalle calamità naturali ai disastri ambientali

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archivio seminari

Workshop di progettazione
Milano, 8-12 ottobre 2014


Terremoti, alluvioni, incendi, ma anche esplosioni, sversamenti illeciti, fughe di agenti tossici: tra le principali cause di rapida trasformazione dei nostri paesaggi bisogna ascrivere gli eventi collegabili a calamità naturali o a disastri ambientali, questi ultimi direttamente o indirettamente provocati dall’uomo. Proviamo sgomento e ci sentiamo impotenti di fronte alla perdita in pochi istanti di un patrimonio collettivo storicamente consolidato che pensavamo durevole nel tempo e disponibile a tutti; ancor più se pensiamo che poco si è fatto per evitare la sua perdita, comprendente spesso quella di vite umane. Gli investimenti riversati nell’immediato sul territorio calamitato tendono spesso a stravolgerlo ulteriormente, nel migliore dei casi, a rimarginare le ferite prodotte da un evento traumatico che rimane scritto nel palinsesto del territorio ma che si vorrebbe disperdere nell’oblio della vita quotidiana della comunità colpita. Progettare il recupero di un paesaggio dopo una catastrofe in funzione di una nuova condizione di equilibrio dinamico degli elementi che lo compongono rappresenta oggigiorno una urgenza etica, la vera compensazione all’ambiente sottoposto spesso all’incontrollata azione dell’uomo.










Anna Zahonero Xifré . Reti ecologiche. Progettare con la biodiversità in ambito metropolitano

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archivio seminari

Workshop di progettazione
Milano, 22-26 ottobre 2014


La contrapposizione rigida tra la costruzione edilizia e il “nulla” circostante che ha retto lo sviluppo autocentrato della città moderna tende ad essere superata da una nuova condizione del progetto che relativizza la presenza antropica nei confronti delle altre comunità viventi. Tale visione, avvalorata dalla decrescita delle società occidentali, ha consolidato studi scientifici e apparati normativi a difesa della biodiversità, considerata ormai come un valore connaturato e misurabile dei luoghi, un patrimonio delle collettività locali. Ma rari sono stati finora gli esempi in aree metropolitane densamente popolate di interventi in grado di operare la mediazione tra le legittime esigenze sociali e il potenziamento di tale ricchezza. Aree ad alta naturalità, buffers, corridoi ecologici, aree puntiformi: le reti ecologiche rappresentano oggigiorno uno strumento straordinario per sperimentare metodologie progettuali capaci di integrare diversi ambiti disciplinari per la costruzione del nuovo habitat umano.